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Prometeia: la ripresa sarà lenta e senza occupazione

Posted by ML • lun 01 febbraio 2010 • Category: Numeri e statistiche
Se si esclude la Spagna, quasi tutte le principali economie avanzate, dopo quelle emergenti, hanno rivisto un segno positivo nel tasso di crescita congiunturale del Pil.

Nel rapporto di previsione di gennaio 2010 Prometeia prevede che anche i prossimi trimestri confermeranno questa tendenza. Sarà però diversa l'intensità da paese a paese come diversa è stata l'intensità della caduta complessiva tra l'inizio della recessione e il terzo trimestre del 2009.

Ancora incerti gli esiti della crisi
In generale, benché non si possa escludere qualche "incidente di percorso", l'attenzione è ora concentrata sull'ampiezza che la ripresa potrà avere e, conseguentemente, sui lasciti permanenti della crisi. Gli esiti sono incerti: nelle recessioni normali, per quanto profonde, la successione delle reazioni è prevedibile, ma questa non è stata una recessione normale. A essa si è fatto fronte con misure non consuete di politica monetaria e fiscale ma le reazioni dei sistemi economici non necessariamente seguiranno percorsi delineati. Una previsione che trova oggi molti consensi e che viene confermata anche in questo Rapporto è quella che Prometeia ha indicato sin dall'anno scorso: la ripresa è - e continuerà - a essere lenta.

La domanda a livello di paesi industrializzati, Stati Uniti innanzitutto ma non solo, sta crescendo con molta lentezza: per ora si osserva solo un fisiologico processo di ricostituzione delle scorte e la reazione delle componenti più direttamente interessate dagli stimoli delle politiche fiscali quali gli acquisti di auto o la spesa pubblica. Questa lentezza condiziona l'aggiustamento del mercato del lavoro dove la disoccupazione continuerà ad aumentare almeno per un altro anno, limitando a sua volta la possibilità di una crescita robusta dei consumi privati.

Presto comincerà il percorso di rientro dalle misure eccezionali di politica economica messe in atto da governi e banche centrali: già dal 2010 le politiche monetarie e, a partire dal prossimo anno, anche quelle fiscali, si faranno meno espansive. La domanda privata dovrà via via sostituirsi alla domanda pubblica e ciò difficilmente si tradurrà in un'accelerazione marcata del passo della ripresa che rimarrà lento. Sono infatti numerosi i vincoli che, dal lato dell'offerta, agiranno da freno.

Anche se il sistema bancario italiano risulta fra i meno colpiti è comunque vero che ovunque l'intermediazione finanziaria ha modificato le proprie normali condizioni di funzionalità. Ci vorrà tempo perché il processo di riallocazione delle risorse, lubrificante fondamentale per la crescita, ritrovi la sua forma "canonica". La maggiore cautela nella concessione del credito alle imprese, che stanno comunque operando con livelli bassissimi di capacità produttiva utilizzata e con prospettive di domanda debole, limiterà ancora a lungo la crescita degli investimenti in beni capitali.

Le trasformazioni che si verificheranno nella composizione della domanda a livello mondiale, man mano che i consumi si sposteranno dalle economie avanzate a quelle emergenti, potrebbero richiedere cambiamenti nella struttura della produzione soprattutto per un paese come l'Italia che rimane caratterizzato da una forte produzione destinata all'esportazione. Va ricordato che la profondità della recessione ha fatto sì che siano fallite, o siano in procinto di farlo, imprese che non sarebbero fallite in una recessione normale.

Il tasso di disoccupazione rimarrà a lungo elevato e il mercato del lavoro debole. Anche nel nostro paese le famiglie vivranno questa difficile situazione nonostante l'Italia non abbia vissuto un problema di eccesso di indebitamento non trovandosi così nella necessità di aumentare il risparmio privato.

Ora la domanda più importante - spiega una sintesi del rapporto - è di quanto si ridurrà l'output potenziale per l'Italia e quando si annullerà l'output gap che si è allargato durante la crisi. Ovviamente è molto difficile dirlo, per il complesso di trasformazioni -impossibili da misurare- che la crisi ha innescato. Ma Prometeia ritiene che questa crisi abbia ridotto permanentemente il livello del prodotto potenziale ma non il suo tasso di crescita. I tre anni di crescita lenta che abbiamo davanti consentiranno quindi una chiusura molto parziale dell'ampio output gap che si è aperto con questa recessione.
Prometeia ritiene che questi ampi margini di capacità produttiva inutilizzati eviteranno l'insorgere di rilevanti tensioni inflazionistiche di qui al 2012, anche se non si può escludere che l'abbondante liquidità in circolazione e i debiti pubblici accumulati possano creare problemi nel medio periodo.

In questo contesto il settore industriale italiano subirà una riduzione del proprio livello di produzione maggiore di quella già registrata nelle recessioni del 1981 e del 1992. Una delle conseguenze di questa crisi sarà l'intensificazione della ristrutturazione che il nostro sistema industriale aveva comunque intrapreso nel decennio scorso e che comporterà una ricollocazione di capitale, di lavoro tra imprese, settori e aree del paese.

Fonte: www.ilsole24ore.com
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